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STORIA DI UN VILLAGGIO DEL BURKINA.
Era il 2001 quando durante un viaggio in Burkina mia moglie ed io conoscemmo un giovane africano, di nome Lassané Congo, a dir poco intelligente e – cosa che non guasta mai- anche bella persona.
Con la sua conoscenza di sei lingue locali oltre al francese e allo spagnolo, Congo ci aperse un’infinità di porte. Tornati nel 2004, per effetto di una fiducia e di una simpatia reciproca, Congo ci fece conoscere il villaggio poverissimo in cui era nato e in cui era prestissimo rimasto orfano.
Burkina Faso significa Il Paese degli onesti: così ci apparvero gli abitanti del villaggio. Decidemmo pertanto di dare una mano, adottandolo, coinvolgendo un gruppo di amici di buona volontà.
Il primo problema del villaggio – Nanmassa è il suo nome – era l’acqua: le donne dovevano fare ogni giorno 7 Km andare e 7 Km tornare per approvvigionarsi. Fu così che nell’aprile del 2005 andammo ad inaugurare un pozzo che trivellato a 45 metri dava e dà tuttora acqua abbondante e pura. Facile immaginare la festa in quell’occasione: scesi dal fuoristrada la più anziana delle donne saltò al collo di mia moglie Marcella dicendo ( Congo traduceva): Ma si rende conto che per la prima volta in vita mia ho l’acqua lì a 50 metri? Il villaggio ci fece il regalo per loro più prezioso: a me il cappello del fondatore del villaggio. A Marcella invece Congo regalò la cosa che aveva più cara: una collanina unica cosa ereditata dalla donna che l’aveva allevato.
Valeva la pena proseguire, soprattutto con le donne, laboriose per tradizione. Nel dicembre 2005 e nel novembre 2006 un microfinanziamento a 50 donne ha dato risultati sorprendenti. Chi fa birra di miglio, chi dadi per cucinare, chi vende frutta etc. Però il meglio è stato realizzato da Rosalie che con 100 € aveva comprato l’attrezzatura per cucinare, così da fornire cibo caldo nei mercati. Oggi 2009 Rosalie frequenta tre mercati dando lavoro a 7 donne che paga 1 €/giorno, per la loro felicità.
A questo punto gli uomini hanno –invidiosi delle donne - posto una domanda. E noi? Dopo l’esame di vari progetti, abbiamo avviato un progetto agricolo su un terreno di 3 ettari, dove abbiamo già trivellato un pozzo che fornisce acqua abbondante.
Nel novembre 2009 abbiamo visitato nuovamente il villaggio: è incredibile il cambiamento da quando vi eravamo andati per l’inaugurazione del primo pozzo. Bambini puliti e decorosamente vestiti, come del resto tutti gli abitanti, il villaggio pulitissimo e ordinato (non un pezzo di plastica per terra), il pozzo perfettamente funzionante con l’area attorno benissimo tenuta.
Dopo qualche difficoltà iniziale (abbandonare vecchie consuetudini non è facile) anche il campo degli uomini ha dato frutti: già un ettaro di terreno produce cavoli, patate, carote, pomodori, peperoni. A ciò si è aggiunta la richiesta delle donne del villaggio di partecipare alla coltivazione. Ne è nata una fruttuosa competizione. Il prossimo passo sarà la meccanizzazione del pozzo.
Sempre poi durante la visita recente, abbiamo domandato alle donne che cosa avrebbe fatto loro piacere. La risposta è stata un mulino per le granaglie. Servirebbe a liberare le donne dal lavoro manuale della battitura del miglio con mortai e pestelli di legno, così da potersi dedicare ad altri lavori utili. Oltretutto sul mulino convergerebbero i villaggi vicini costretti oggi ad andare nel capoluogo Toécé abbastanza lontano. Il mulino così sarebbe anche una fonte di guadagno.
Le Donne: la
Speranza dell’Africa.
Abbiamo promesso la costruzione di un capannone e ovviamente l’acquisto di un mulino e di una decorticatrice.
Finora a titolo di conoscenza abbiamo investito: Per il primo pozzo al villaggio 8.000 €.
Per il microfinanziamento alle donne 2.800 €. Per il progetto agricolo 11.000 €.
Per il mulino investiremo 6.000 €.
Per il completamento del progetto agricolo, dopo averne ben verificato il successo, vedremo di meccanizzare l’irrigazione, decidendo per pannelli solari (ecologici ma soggetti a furti oppure per un motore diesel ben ancorato al terreno).L’investimento sarebbe di circa 5.000 €.
E non vorremmo fermarci, sempre che gli amici coinvolti continuino a sostenerci: un edificio dove al pomeriggio fare un doposcuola ai ragazzi, compresa educazione civica e una merenda sempre gradita. L’edificio dovrebbe costare un 3.000 €. Servirebbe ovviamente un maestro con una spesa annuale di un migliaio di Euro.
Per ora basta: altre idee non mancano.
Guido Ghio
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