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Vangelo

Mc 4,26-34

 È il più piccolo di tutti i semi, ma diventa più grande di tutte le piante dell’orto.

 + Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

 

Omelia

Commento di don Fabio Rosini estratto dal sito:https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/commento-al-vangelo-di-domenica-17-giugno-2018-don-fabio-rosini/

La vita che conosciamo ha un solo tipo di origine: per fecondazione. Accettare questo fatto e stare alle sue regole, curiosamente, non è così ovvio. Noi tendiamo a surrogare la vita in altri modi. Per esempio crediamo che le cose nascano dalla comprensione: crediamo di poter cambiare se capiamo che si deve cambiare. Non è vero. Capire è solo capire. Cambiar vita è un altro paio di maniche.

Non è vero nemmeno che le cose nascano per decisione, forza di volontà o impegno. San Paolo dice, in un drammatico passo della Lettera ai Romani: «Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto» (Rm 7,15). Quel che si cambia con la sola forza di volontà in genere è roba di poca profondità. Non si può imporre a qualcuno un cambiamento di vita con l’obbligo, la paura oppure il dovere. Le cose di questo genere restano esterne; appena la minaccia o il senso di colpa decadono, tutto sbiadisce e torna come prima.

 La vita nasce per il dono di un seme, e così nasce la fede. Non per forza di volontà o per sensi di colpa.

I Padri definiscono il Vangelo il seme di Dio. Una parola, un seme, entra nel nostro cuore, ed ecco che inizia la vita nuova, che è una sintesi della nostra carne con la Parola di Dio, in modo analogo all’Annunciazione alla Beata Vergine Maria: arriva un dono da qualcuno che lo annuncia – può essere la nonna che ci ha insegnato a dire il rosario, o la catechista della Prima Comunione che non dimenticheremo mai, o un genitore che ci ha mostrato la bellezza degli atti cristiani, oppure un evangelizzatore che ci ha colpito al cuore con una parola – e una volta arrivato bisogna dirgli di “sì”. Come una donna accoglie il seme di un uomo, come la terra accoglie il seme del grano.

Poi la vita nuova ha il suo ritmo. Non puoi metterle fretta, fa lei la sua strada: prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco nella spiga. Non va valutata la grandezza del seme: c’è un rapporto inaudito fra un seme di senape e un arbusto di senape. Una quercia enorme può venire da una ghianda piccola.

UN DONO DI DIO. Allora cosa conta? Quel che è rilevante è se il seme c’è o no. Se le cose sono partite da un’iniziativa di Dio, o se siano l’ennesimo tentativo di autofecondazione, ce la stiamo cantando da soli, con le nostre deduzioni e le nostre coerenze. Se le cose non nascono da un dono di Dio, saranno qualcosa di mediocre.

Abbiamo allevato una generazione di cristiani con il dovere e i sensi di colpa. E i giovani sono scappati dalla Chiesa. Perché la vita che offrivamo non era quella di Dio. Era fatta di moralismi e perfezionismi.

La parabola del seme che cresce per dinamica sua propria, e quella del chicco di senape, sono un’ottima occasione per ripercorrere interiormente le cose buone che ci sono nella nostra vita, le cose feconde che abbiamo sperimentato, per tornare alla loro buona radice. Tornare all’origine buona di tutto quel che c’è di valido in noi, e intorno a noi.

E, se necessario, ritornare alla fedeltà, all’accoglienza di quella buona origine.

 
+ Dal Vangelo secondo Marco
 
Mc 3,20-35
 
 
 
Satana è finito.

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
Parola del Signore
 
Omelia
 
 
 

Nel Vangelo di questa domenica i problemi per Gesù – fra chi gli dice che è fuori di testa e chi gli dice che è in combutta con Satana – vengono da congiunti o da responsabili della sua religione. Non da estranei. Fra le due critiche c’è concordanza su un punto: quel che fa Gesù non è convincente e non ha una buona radice, o è pazzo o è indemoniato. Però… sta facendo qualcosa di bello.

I parenti dicono che ha perso la testa perché non ha il tempo di mangiare, tanta è la gente che lo circonda. Ossia: non si fa i fatti suoi. E non lo fa per amore, ma perché è pazzo. Gli scribi dicono che scaccia i demoni, ma come un trucco malefi…co, come una strategia maligna. Vince il male per fare il male. E Gesù con questi non è tenero per niente, e parla fondamentalmente dell’incompatibilità fra Dio e il male.

Questa è una tentazione perenne, un tipo di atteggiamento che portiamo in tasca, senza nemmeno accorgercene: il dubbio sul bene che ci viene da Dio, l’incredulità che ci dà il diritto di vedere un pezzo di male nelle cose buone, di non arrenderci mai del tutto al bene, e restare scettici, sempre, comunque, a priori. Questo additivo nascosto esplode in certi momenti nel vero e proprio rifiuto sprezzante del bene.

Con questi atteggiamenti noi conviviamo, e questo Vangelo attacca questa nostra grave superficialità, perché mostra che è come convivere con un tumore latente che può portarci alla distruzione; questo non è un gattino che fa le fusa, questa è una tigre vorace. E porta alla perdizione.

Senza dubbio la frase di Gesù sul peccato imperdonabile ha il compito di darci una scossa. È il suo amore che ispira questo tono così duro. Lui, che per noi non mangia, Lui, che per noi si dà in cibo, può trovarsi di fronte a uno dei più profondi misteri umani, lì dove Dio si ferma e deve aspettare: la nostra libertà.

Al di là di mille interpretazioni che sono state date sul peccato contro lo Spirito Santo, di certo sappiamo che ci si salva per Grazia, e che la Grazia è amore e l’amore non forza nessuno, lo si può ri…fiutare, sennò non sarebbe amore ma costrizione.

IL RIFIUTO DELLA GRAZIA. Dio ci ha dato una dignità tale per cui possiamo stare di fronte a Lui come interlocutori reali, e gli possiamo dire di “no”. Altrimenti anche i nostri “sì” non avrebbero sostanza. Se si rifi…uta coscientemente la grazia con piena avvertenza e deliberato consenso, non è possibile salvarsi.

Allora questo Vangelo serve a impaurirsi? No. Serve a coltivare l’altro atteggiamento, quello che Gesù cerca di risvegliare con il suo discorso: Dio è luce e in lui non c’è tenebra. Dio è amore, e ci si può fidare di Lui.

Pensare bene di Dio è una benedetta profi…lassi dall’autodistruzione e dal potere del maligno su di noi. Coltivare la memoria di quanto bene ci vuole, di quanto bene ci ha fatto. Altro che pazzo o indemoniato: Gesù Cristo è il Signore e in lui c’è stato per noi un “sì!” convinto del Padre, e lo Spirito Santo mette quel suo “sì” nel nostro cuore. Spalanchiamo il cuore alla sua tenerezza. Come fece Maria con un “sì”.

 

+ Dal Vangelo secondo Marco Mc 14,12-16.22-26 Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue. Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Parola del Signore OMELIA DI DON FABIO ROSINI ricavata dal sito https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/commento-al-vangelo-di-domenica-3-giugno-2018-don-fabio-rosini/ : L’EUCARISTIA, LUOGO DELL’UNIONE CON DIO Celebriamo il dono del corpo e del sangue di Nostro Signore. Nella liturgia parliamo della «nuova ed eterna Alleanza». Le vecchie erano quelle dell’Antico Testamento, e la storia mostra che il popolo non le rispettava. Questa è la ragione per cui abbiamo bisogno di una Nuova Alleanza, dove c’è chi è radicalmente leale a ciò che gli viene chiesto e si ‡da del Padre; qualcuno che dica: «Non la mia volontà ma la tua». L’Antico Testamento – e la nostra esperienza – mostrano che, con tutta la buona volontà, non siamo in grado di tenere una posizione del genere, abbiamo bisogno che Cristo prenda la nostra carne ed entri nella vera alleanza con il Padre. Quando Gesù assunse la nostra carne, introdusse l’elemento dell’eternità nella parte umana dell’alleanza. Il Signore Gesù nel suo corpo vive questa comunione tra Dio e l’umanità. Questo rende possibile la comunione con Dio, che è il signifi‡cato della festa che celebriamo. Il suo corpo e il nostro si immergono l’uno nell’altro. Roba da vertigini. Non si tratta solo di capire quel che Dio ci dice, o addirittura rispettarlo, ma qui si apre la possibilità di essere parte di Lui e averLo come parte di noi. Come si entra in questo? Come si coglie questa dimensione così sublime? Il Vangelo porta in sé il sentiero di questa immensa grazia. I discepoli chiedono dove preparare la Pasqua per Gesù. Ricevere Nostro Signore non è un evento magico, implica preparazione, pedagogia. La nostra accoglienza e la nostra partecipazione sono infatti della massima importanza: senza una adesione libera e autentica, niente ci tocca veramente. Allora vediamo la strategia per avvicinarci: i discepoli, andando verso la città, debbono vedersi venire incontro un uomo con una brocca d’acqua e lo debbono seguire. I Padri della Chiesa vedono in questo incontro un simbolo del Battesimo. Dobbiamo seguire le acque battesimali che proclamano quel che veramente siamo – ossia che siamo ‡figli di Dio – per arrivare al sostentamento di cui abbiamo bisogno per vivere secondo quella dignità, all’Eucaristia. IL LIVELLO SUPERIORE. Allora i discepoli saranno portati alla casa che ha una stanza adatta al piano alto. La casa della nuova alleanza non si estende orizzontalmente, ma ha di più. Qui si sale al livello superiore, guidati dall’acqua del nostro Battesimo. La nostra dignità di figli porta al cenacolo. Siamo davvero nobili, belli e importanti, e predisposti per doni superiori. Ma c’è da accogliere tutto ciò, e c’è da salire a questo piano sopraelevato, al luogo dell’unione con Dio che è l’Eucaristia, segno del Cielo. Siamo chiamati a essere una cosa sola con il corpo di Cristo, con la sua forma di vivere l’esistenza umana, e questa esperienza di intimità è il livello più autentico del nostro essere. Altro è vivere ogni giornata secondo una logica orizzontale, pedestre, terrena, altro è vivere l’esistenza come corpo di Cristo. Questo richiede di pensare in modo verticale, secondo Dio. Al piano superiore si diventa uno con Cristo. L’alternativa è una vita banale.

 

DOMENICA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

LECTIO DIVINA DELLA COMUNITA' MONASTICA DI PULSANO ricavata dal sito: https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/lectio-divina-di-domenica-27-maggio-2018-comunita-di-pulsano/

 

È inutile cercare nell'Antico Testamento una rivelazione precisa della Trinità: il monoteismo rigoroso del popolo eletto rendeva impossibile qualsiasi scoperta in questo senso. Tuttavia, proclamando l'esistenza di «un solo Dio», Israele non ha mai pensato a «un Dio solo», un Dio solitario. Fin dai tempi più antichi l'ha sempre percepito come un Dio in dialogo: col mondo, con l'uomo, col popolo in cui era presente per mezzo della sua alleanza. 

È a partire dalla persona di Gesù risorto che il Nuovo Testamento ha intuito il mistero della vita intima di Dio. «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra». Riflettendo su questa parola del figlio dell'uomo, la Chiesa primitiva ha compreso che Dio, risuscitando Gesù e innalzandolo alla sua destra, lo stabilisce al di sopra di ogni creatura e ha riconosciuto lo stretto legame che unisce Gesù a «colui che dà vita ai morti», la sua uguaglianza con Dio. Il battesimo farà compiere il passo decisivo dalla professione di fede nel Dio unico e nel Cristo signore alla confessione trinitaria propriamente detta. La caratteristica essenziale del battesimo cristiano, infatti, è quella di essere un battesimo nello Spirito, in cui si afferma che la fede nel Padre e nel Figlio non può essere proclamata che nello Spirito. Così il battesimo nel nome di Gesù diventa a poco a poco il battesimo «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo»: la Chiesa ha compreso che la vita e l'opera di Gesù sono, in definitiva, l'opera e la vita del Padre nello Spirito. Sulle orme degli apostoli, i cristiani continuano a radunarsi per prendere coscienza di ciò che sono realmente: la Chiesa nata dalla Trinità, che insegna agli uomini che sono figli di Dio e devono comportarsi come tali.
Il centro dinamico della Rivelazione trinitaria è e resta sempre la Resurrezione del Signore, attraverso la quale «lo Spirito Santo donato dal Padre rivela il Figlio e a partire dalla sua Persona il Figlio rivela il Padre, e donando lo Spirito Santo riporta a Lui». I testi base come Rom 1,4; At 2,32-33.36; Lc 1,35, sono tra i più difficili del N. T. Ma il culmine del N. T. porta sempre verso la pienezza della Rivelazione come grazia: che «Dio è il Padre del Signore nostro Gesù Cristo - nello Spirito Santo» (qui Ef 1,3; 4,4-6; 1 Cor 8,6; 12,3-6 1 Pt 1,3). E se la maggioranza dei testi del N.T consegna ai fedeli la Rivelazione della grazia effusa attraverso la «divina Economia nella storia», essa tuttavia concede a essi anche qualche prezioso "spiraglio", discreto nella sua rarità, attraverso cui intuire la Vita divina intratrinitaria. E la Chiesa ha sempre espresso questo al modo della dossologia, ossia glorificando e celebrando per la grazia dello Spirito Santo.

 
 
Vangelo
Gv 15,26-27; 16,12-15
Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera.
 
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore

OMELIA DI DON FABIO ROSINI ricavata dal sito https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/commento-al-vangelo-di-domenica-20-maggio-2018-don-fabio-rosini/ :

IL CUORE CI DICE: SIAMO NELLE MANI DEL PADRE

L’opera del Padre non si conclude con la risurrezione di Cristo, ma con il poter vivere secondo la sua risurrezione. Questo è la Pentecoste. Il fatto peculiare della Pentecoste è la straordinaria esperienza di comunicazione: «Come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?». La diversità tra i popoli non è cancellata rendendo tutti omogenei, ma è la capacità di comunicare che supera le barriere. Lo Spirito Santo, che è amore, dà questa capacità di capire e farsi capire.

Tutti riescono a capire nella propria “lingua nativa”, la lingua madre, il linguaggio più vicino al nostro cuore, imparato da bimbi, parte essenziale della nostra identità personale. Gli apostoli parlano nella loro lingua e ogni ascoltatore comprende nella lingua più vicina al suo cuore. Ma ecco il contenuto: «Li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Avere notizia delle “grandi opere di Dio” sarebbe il punto. Perché è così importante?

Dice il Vangelo: «Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.» La verità tutta intera ha una relazione stretta con le cose future. Infatti siamo definiti dalla nostra relazione con il futuro; ogni atto umano è intenzionale e si muove verso qualcosa. Possiamo percepire la vita come un vicolo cieco o come una via che va verso qualcosa di meraviglioso. Se in una persona c’è un cambio nella sua relazione con il futuro questo la trasforma. Una persona angosciata può andare nel pallone, e una persona fiduciosa riesce a vedere il bene anche nella tribolazione.

Diceva san Francesco: «Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto» – le pene non angosciano chi va verso un bene immenso. La strada che porta alla rovina può essere larga e spaziosa, e la via che porta alla vita può essere stretta e angusta: ciò che conta è l’esito.

SALDI NELLE TRIBOLAZIONI

Quanta gente vive di ansia, e magari dice di avere fede. L’ansia e la fede sono gli opposti l’una dell’altra. E quanti invece restano saldi e procedono in mezzo a mille tribolazioni. C’è chi va in pezzi per una piccola incertezza e chi naviga senza esitare di fronte alla croce. Perché il suo cuore sa qualcosa del suo futuro. Cosa sa? Il suo cuore ha udito parlare nella sua lingua madre «delle grandi opere di Dio».

Cosa c’è davanti a me? Verso cosa vado? Lo Spirito Santo dice: vai verso la Provvidenza. Le opere di Dio.

San Pio da Pietrelcina – parafrasando sant’Agostino – diceva: «Il passato alla misericordia di Dio, il presente alla Sua grazia e il futuro alla Sua provvidenza». Se passato, presente e futuro prendono questo colore, lo Spirito Santo ci sta salvando e iniziamo a vivere la vita di Cristo. Perché tutto è catalizzato dall’opera di Dio: faccio pace con il mio passato perché credo alla misericordia, scopro l’importanza e la potenzialità della grazia di ogni istante, e cammino verso la luce, non verso il buio. Il mio cuore, in lingua madre, mi dice: sei nelle mani di Dio che è tuo Padre.

Appuntamenti

Ven Giu 15 @08:00
Pellegrinaggio a Medujugorje - sede di Sant'Angelo Lodigiano
Sant'Angelo Lodigiano
Mer Giu 20 @10:30
RONDINE CUP
Appuntamenti Ammp
Sab Giu 23 @19:00
APERICENA PER IL 60° COMPLEANNO DEL PRESIDENTE BRUNO CAVALLO
Appuntamenti Ammp
Mer Ago 01 @08:00
Festival dei Giovani a Medjugorje
Sant'Angelo Lodigiano
Ven Ago 24 @08:00
Pellegrinaggio a Medjugorje -sede di Buronzo
Appuntamenti Ammp

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