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+ Dal Vangelo secondo Giovanni
 
Gv 2,1-11
 
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù.
 
 
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Parola del Signore
 
COMMENTO AL VANGELO DI DON FABIO ROSINI RICAVATO DAL SITO commento-al-vangelo-di-domenica-20-gennaio-2019-don-fabio-rosini

Le nozze di Cana sono una festa che prende una brutta piega, in cui inizia a mancare il colore, il sapore, il profumo e l’allegria del vino. È un banchetto che sta diventando scialbo, privo di sostanza e di qualità.

Tale è spesso la gioia dell’uomo: labile, fragile. Queste nozze diventate insipide sono un’immagine dell’intera condizione umana, ed è qui che Cristo può iniziare i suoi segni,come dice l’evangelista Giovanni, proprio in questo matrimonio vulnerabile e compromesso.

Questo sposalizio in realtà è analogo alle prime nozze della creazione, quelle di Adamo ed Eva, che, iniziate splendidamente, diventano amare per il peccato. È questa l’eredità che i progenitori ci lasciano. L’uomo si è spesso adattato a questa incompletezza e ha imparato a tirare a campare scimmiottando la felicità con ebbrezze fittizie e senza durata. Ma il vino che l’umanità si procura da sé stessa continua a finire, generazione dopo generazione, illusione dopo illusione, moda dopo moda.

Quando finisce questa condanna? Quando compare una Donna che ha il coraggio di chiamare per nome le cose e dire: il vino non c’è! Maria, sede della sapienza, legge bene la situazione e manifesta, con la sua prima frase, quella verità che apre le porte alla grazia se viene accettata: non abbiamo vino, ci manca qualcosa.

In genere a un uomo si può annunziare Cristo solo quando ammette di non avere più sapore, di aver perso il vino. Molti preferiscono scoppiare piuttosto che ammettere di essere arrivati al capolinea e di non avere più carte da giocare… Ma se qualcuno vuole ascoltare la sapienza di questa Donna meravigliosa, ecco che Lei si prepara a dire la sua seconda frase – e va notato che in queste due frasi si giocano tutte le parole che Lei pronuncerà nel Vangelo di Giovanni, ma quello che portano con sé basta e avanza.

LA SAPIENZA DI MARIA.

Se quindi accettiamo le sue prime parole, possiamo lasciarci dire le altre: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!». Questa è la sapienza che Costei ha da regalare. È quel che ha fatto Lei: ha detto “sì” a quel che gli diceva Dio. Ci sarà qualcuno così semplice e umile da seguire il suo consiglio? Sì, c’è! Ci sono i servi, e dopo di loro ci sarà la Chiesa, e in essa tanti cristiani che, generazione dopo generazione, hanno provato a fare quel che Cristo diceva loro.

Tanti uomini e donne hanno accolto quel che il Signore chiedeva loro, e hanno visto l’acqua diventare vino. Hanno mostrato che la nostra povera natura umana può essere trasfigurata nella vita dei figli di Dio.

È impressionante vedere il potere di Cristo di dare sapore a quell’acqua, ma è quasi più emozionante vedere che il segno non lo fa Lui direttamente ma lo fa fare ai servi. Sono infatti loro che versano acqua e poi la portano mentre diventa vino. Le mani degli uomini, così impotenti, possono operare i segni di Cristo.

Ma perché questo accada bisogna ricordare le due affermazioni di Maria: noi non abbiamo vino, e vale la pena di fare quel che Cristo ci dice. È così che la nostra festa diventa senza fine.

 

+ Dal Vangelo secondo Luca

 

Lc 3,15-16,21-22

 

"Lo Spirito Santo giunge ad attestare in modo solenne la divinità di Gesù nel momento in cui ha compiuto, come un uomo qualsiasi, il gesto penitenziale, essendosi sottoposto al battesimo di Giovanni. Durante la sua vita terrena, Gesù non si mostrerà mai tanto grande come nell’umiltà dei gesti e delle parole. Importante lezione questa, per noi che vediamo le cose in modo tanto diverso. Seguire Cristo significa intraprendere questo cammino di umiltà, cioè di verità. Cristo, vero Dio e vero uomo, ci insegna la verità del nostro essere. 

Feriti dal peccato, purificati dal battesimo, noi oscilliamo fra i due estremi, entrambi attraenti, del male e della santità. E questo si vive nella quotidianeità più umile. Ad ogni passo possiamo scegliere Dio e il suo amore, o, viceversa, rifiutarlo. 
Seguire le orme di Gesù, significa assicurarsi un cammino che, nonostante sia stretto e sassoso, conduce alla vita eterna, alla vera beatitudine."

 

 

Commento di don Fabio Rosini

 

 

 

 

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 2,1- 12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Commento di don Fabio Rosini


 

 

Lc 2,41-52

Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri.

 

Dal Vangelo secondo Luca 

 

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

 

  COMMENTO DI DON FABIO ROSINI

 

 

 

 

 

Vangelo
Lc 1,39-45
 
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
 
+ Dal Vangelo secondo Luca
 
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore
Omelia
Commento di don Fabio Rosini

 
 

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