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Vangelo
 
Lc 13,1-9
 
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
 
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Parola del Signore
Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 

Vangelo
 
Lc 9,28-36
 
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.
 
+ Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. 
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». 
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
Parola del Signore
 
 
 
 
 

 
+ Dal Vangelo secondo Luca
 
Lc 4,1-13
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.
 
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». 
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Parola del Signore
 
 
Commento di don Fabio Rosini
 
 

 
+ Dal Vangelo secondo Luca
 
Lc 6,39-45
 
La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: 
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. 
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».
 
Parola del Signore
 
 
 

COMMENTO DI DON FABIO ROSINI ricavato dal sito https://www.cercoiltuovolto.it/don-fabio-rosini/ :

DISCEPOLI DELL’AMORE SCONFINATO DI DIO

«Ogni albero si riconosce dal suo frutto». L’abside della basilica romana di San Clemente (XII-XIII sec.) presenta la Chiesa come una rigogliosa pianta di vite che si dipana in tralci che partono dalla croce di Cristo. Ogni tralcio porta un frutto che rappresenta uno dei doni che si incarnano, organicamente, nei vari cristiani.
È inevitabile che gli uomini e le donne del nostro tempo prima o poi, spostata qualche foglia, osservino da vicino il frutto che trovano in questo albero che siamo noi cristiani… C’è da dire che non dobbiamo essere molto saporiti, se in gran numero si allontanano disinteressati, anche se, grazie a Dio, non è sempre così.
Il Vangelo di questa domenica pone questo parametro del frutto buono o cattivo nel contesto della stigmatizzazione dell’atteggiamento di chi guida l’altro senza avere luce su sé stesso, di chi analizza pedantemente le imperfezioni altrui convivendo con la crassa ignoranza delle proprie.
Una cosa, purtroppo, non ci manca mai: le Signorine Rottermeyer, i correttori non richiesti e invadenti, contraddistinti da un pH di acidità preoccupante. In questi pessimi maestri è prevalente la tendenza al rimprovero, alla paternale e all’uso generoso del senso di colpa, leva principale dei cattivi formatori, totem intoccabile della struttura mentale dei portatori di pali oculari.
Ma cosa è questa cecità inconsapevole che rende pessimi didascali? È una luce mancante e un occhio malato, come dice Gesù nello stesso Luca: «La lampada del corpo è il tuo occhio. Quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso; ma se è cattivo, anche il tuo corpo è tenebroso. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra.» (Lc 11,34s).
La prima parola che Dio dice nella Bibbia è: «Sia la luce!». Tutto comincia dal Padre che dà vita alle cose. Gesù è definito nel prologo di Giovanni: «La luce vera, quella che illumina ogni uomo». Senza questa luce siamo al buio.

UN CATTIVO TESORO

Cosa è dunque la trave nell’occhio di chi assilla il prossimo con le analisi pedanti? Il nostro testo la collega all’esistenza di chi non sa fare il discepolo ma fa il maestro lo stesso, di chi si porta un cattivo tesoro nel cuore, e da quel tesoro tira fuori i suoi frutti amari.
Quel tesoro tragico è la mancanza dell’esperienza del perdono.
Dice Gesù ai farisei alla fine della storia della guarigione di un cieco dalla nascita: «Siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane.» (Gv 9,41). Mi credo vedente, ma il peccato resta lì, non è tolto, non è stato rimesso. Gli occhi si aprono solo con l’esperienza del perdono dei peccati. Altrimenti siamo guide cieche che portano le persone nel fosso del moralismo. Solo la misericordia sana l’uomo dal vero buio che è non conoscere l’amore.  Quel che abbiamo veramente da insegnare al mondo è l’amore di Dio, il resto è conseguenza. Vivere da discepoli di questo amore sconfinato è stare a una scuola in cui non si impara mai abbastanza. Questo amore toglie la trave dai nostri occhi e ci fa guardare tutto con tenerezza e premura.

 

Vangelo
Lc 6,27-38
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Parola del Signore
Omelia
Commento di don Fabio Rosini
 
 

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