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SANTA MESSA IN COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Cimitero Laurentino

Venerdì, 2 novembre 2018

La liturgia di oggi è realistica, è concreta. Ci inquadra nelle tre dimensioni della vita, dimensioni che anche i bambini capiscono: il passato, il futuro, il presente.

Oggi è un giorno di memoria del passato, un giorno per ricordare coloro che hanno camminato prima di noi, che ci hanno anche accompagnato, ci hanno dato la vita. Ricordare, fare memoria. La memoria è ciò che fa forte un popolo, perché si sente radicato in un cammino, radicato in una storia, radicato in un popolo. La memoria ci fa capire che non siamo soli, siamo un popolo: un popolo che ha storia, che ha passato, che ha vita. Memoria di tanti che hanno condiviso con noi un cammino, e sono qui [indica le tombe intorno]. Non è facile fare memoria. Noi, tante volte, facciamo fatica a tornare indietro col pensiero a quello che è successo nella mia vita, nella mia famiglia, nel mio popolo… Ma oggi è un giorno di memoria, la memoria che ci porta alle radici: alle mie radici, alle radici del mio popolo.

E oggi è anche un giorno di speranza: la seconda Lettura ci ha fatto vedere cosa ci aspetta. Un cielo nuovo, una terra nuova e la santa città di Gerusalemme, nuova. Bella l’immagine che usa per farci capire quello che ci aspetta: “L’ho vista scendere dal cielo, scendere da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (cfr Ap 21,2). Ci aspetta la bellezza… Memoria e speranza, speranza di incontrarci, speranza di arrivare dove c’è l’Amore che ci ha creati, dove c’è l’Amore che ci aspetta: l’amore di Padre.

E fra memoria e speranza c’è la terza dimensione, quella della strada che noi dobbiamo fare e che noi facciamo. E come fare la strada senza sbagliare? Quali sono le luci che mi aiuteranno a non sbagliare la strada? Qual è il “navigatore” che lo stesso Dio ci ha dato, per non sbagliare la strada? Sono le Beatitudini che nel Vangelo Gesù ci ha insegnato. Queste Beatitudini – la mitezza, la povertà di spirito, la giustizia, la misericordia, la purezza di cuore – sono le luci che ci accompagnano per non sbagliare strada: questo è il nostro presente.

In questo cimitero ci sono le tre dimensioni della vita: la memoria, possiamo vederla lì [indica le tombe]; la speranza, la celebreremo adesso nella fede, non nella visione; e le luci per guidarci nel cammino per non sbagliare strada, le abbiamo sentite nel Vangelo: sono le Beatitudini.

Chiediamo oggi al Signore che ci dia la grazia di mai perdere la memoria, mai nascondere la memoria – memoria di persona, memoria di famiglia, memoria di popolo –; e che ci dia la grazia della speranza, perché la speranza è un dono suo: saper sperare, guardare l’orizzonte, non rimanere chiusi davanti a un muro. Guardare sempre l’orizzonte e la speranza. E ci dia la grazia di capire quali sono le luci che ci accompagneranno sulla strada per non sbagliare, e così arrivare dove ci aspettano con tanto amore.
 

Vota il Progetto AMMP!

CARI AMICI AMMP,

Anche quest’anno la nostra iscrizione a DonoDay2018, che ci ha visto vincitori lo scorso anno, è avvenuta con successo.

Ricordiamo che “Il giorno del dono” è un’iniziativa promossa dall’Istituto Italiano della Donazione, presso cui AMMP è Socio Aderente con il marchio “Donare con fiducia”, il quale indica che l'Organizzazione Non Profit (ONP) che lo possiede rispetta alti standard internazionali e mette al centro del proprio agire trasparenza, credibilità ed onestà.

In occasione di quest’iniziativa le scuole, le imprese, i comuni e le Organizzazioni Non Profit  (ONP) possono presentare i loro progetti e per ciascuna categoria è previsto unvincitore.

Vi scriviamo quindi per chiedervi di VOTARE IL NOSTRO PROGETTO "Raccolta alimentare progetto Auxilium" 

 IL PROGETTO AUXILIUM IN BREVE

A causa della drammatica situazione economico-finanziaria in cui si  trovano sempre più persone, l'Associazione si sta impegnando nelle diverse sedi operative a sostenere famiglie e persone anziane in gravi difficoltà, in collaborazione con le parrocchie e le Caritas diocesane.

Il progetto consiste nell'offrire un sostegno finanziario per il pagamento di canoni d'affitto, riscaldamento e bollette varie.

L'Associazione si occupa anche della ricerca di posti di lavoro e soluzioni abitative. La sede di Giaveno (To), inoltre, svolge un servizio gratuito di trasporto per malati, anziani e persone disabili che necessitano di terapie presso gli ospedali di Torino.

La raccolta alimentare è un mezzo importantissimo con cui otteniamo i generi alimentari da distribuire alle famiglie mediante pacchi viveri.La RACCOLTA ALIMENTARE  in occasione di DONODAY2018 sarà SABATO 6 OTTOBRE presso 60 supermercati di Torino. Chi può dare una mano contatti Bruno Cavallo .cell. 3356899995

ISTRUZIONI PER VOTARE1)  Accedi al link http://giornodeldono.org/contest-onp/ 
2)  Clicca in alto su "DonoDay Nonprofit"
3) Scorri in basso finché non trovi la foto dei volontari con la pettorina AMMP (vedi foto sopra!!) e la scritta "Raccolta alimentare progetto Auxilium" dopodiché clicca sulla casella "VOTA ADESSO"
4)  Quando appare il riquadro  con scritto "LOGIN - DEVI ESSERE REGISTRATO PER POTER VOTARE" Clicca a destra (affianco a login) sulla scritta CREA UTENTE oppure esegui la procedura più veloce accedendo direttamente con i social (es. Facebook)
7) Se hai scelto la procedura lunga devi inserire i dati richiesti (nome, email, password, conferma password), altrimenti entrando con Facebook sarai indirizzato direttamente sulla pagina
8) Clicca di nuovo su "VOTA ADESSO" sotto a   "Raccolta alimentare progetto Auxilium" ...E se vuoi CONDIVIDI il tuo voto sui social per invogliare altri amici a fare lo stesso!


QUANDO VOTARE?

Dal 14 al 25 settembre compreso è possibile votare TUTTI I GIORNI!

GRAZIE PER I VOSTRI VOTI!!!!!!! CONTIAMO SU DI VOI!

ESORTAZIONE APOSTOLICA GAUDETE ET EXSULTATE DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CHIAMATA ALLA SANTITÀ  NEL MONDO CONTEMPORANEO

 

RIASSUNTO DEL SECONDO CAPITOLO ESTRATTO DAL TESTO ORIGINALE

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20180319_gaudete-et-exsultate.html#Rallegratevi_ed_esultate

 

 
 

DUE SOTTILI NEMICI DELLA SANTITA’

 

In questo quadro, desidero richiamare l’attenzione su due falsificazioni della santità che potrebbero farci sbagliare strada: lo gnosticismo e il pelagianesimo. […]

Lo gnosticismo attuale

Lo gnosticismo suppone «una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti».[…] ciò che misura la perfezione delle persone è il loro grado di carità, non la quantità di dati e conoscenze che possono accumulare. Gli “gnostici” fanno confusione su questo punto e giudicano gli altri sulla base della verifica della loro capacità di comprendere la profondità di determinate dottrine. […]

Una cosa è un sano e umile uso della ragione per riflettere sull’insegnamento teologico e morale del Vangelo; altra cosa è pretendere di ridurre l’insegnamento di Gesù a una logica fredda e dura[…] Dio ci supera infinitamente, è sempre una sorpresa e non siamo noi a determinare in quale circostanza storica trovarlo, dal momento che non dipendono da noi il tempo e il luogo e la modalità dell’incontro. […]Anche qualora l’esistenza di qualcuno sia stata un disastro, anc he quando lo vediamo distrutto dai vizi o dalle dipendenze, Dio è presente nella sua vita. Se ci lasciamo guidare dallo Spirito più che dai nostri ragionamenti, possiamo e dobbiamo cercare il Signore in ogni vita umana. Questo fa parte del mistero che le mentalità gnostiche finiscono per rifiutare, perché non lo possono controllare. […] Frequentemente si verifica una pericolosa confusione: credere che, poiché sappiamo qualcosa o possiamo spiegarlo con una certa logica, già siamo santi, perfetti, migliori della “massa ignorante”. San Giovanni Paolo II metteva in guardia quanti nella Chiesa hanno la possibilità di una formazione più elevata dalla tentazione di sviluppare «un certo sentimento di superiorità rispetto agli altri fedeli».[…] Quando san Francesco d’Assisi vedeva che alcuni dei suoi discepoli insegnavano la dottrina, volle evitare la tentazione dello gnosticismo. Quindi scrisse così a Sant’Antonio di Padova: «Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché, in tale occupazione, tu non estingua lo spirito di orazione e di devozione».[…] San Bonaventura, da parte sua, avvertiva che la vera saggezza cristiana non deve separarsi dalla misericordia verso il prossimo: «La più grande saggezza che possa esistere consiste nel dispensare fruttuosamente ciò che si possiede, e che si è ricevuto proprio perché fosse dispensato. [...] Per questo, come la misericordia è amica della saggezza, così l’avarizia le è nemica».[…] «Vi sono attività che, unendosi alla contemplazione, non la impediscono, bensì la favoriscono, come le opere di misericordia e di pietà».

 

Il Pelagianesimo attuale

 

Lo gnosticismo ha dato luogo ad un’altra vecchia eresia, anch’essa oggi presente. Col passare del tempo, molti iniziarono a riconoscere che non è la conoscenza a renderci migliori o santi, ma la vita che conduciamo. Il problema è che questo degenerò […] Infatti, il potere che gli gnostici attribuivano all’intelligenza, alcuni cominciarono ad attribuirlo alla volontà umana, allo sforzo personale. Così sorsero i pelagiani e i semipelagiani. Non era più l’intelligenza ad occupare il posto del mistero e della grazia, ma la volontà. Si dimenticava che tutto «dipende [non] dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia» (Rm 9,16) e che Egli «ci ha amati per primo» (1 Gv 4,19). […] Quelli che rispondono a questa mentalità pelagiana o semipelagiana, benché parlino della grazia di Dio con discorsi edulcorati, «in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico». […]

In ultima analisi, la mancanza di un riconoscimento sincero, sofferto e orante dei nostri limiti è ciò che impedisce alla grazia di agire meglio in noi, poiché non le lascia spazio per provocare quel bene possibile che si integra in un cammino sincero e reale di crescita. […]La grazia agisce storicamente e, ordinariamente, ci prende e ci trasforma in modo progressivo.[…]  Quando Dio si rivolge ad Abramo gli dice: «Io sono Dio l’Onnipotente: cammina davanti a me e sii integro» (Gen 17,1). Per poter essere perfetti, come a Lui piace, abbiamo bisogno di vivere umilmente alla sua presenza, avvolti nella sua gloria; abbiamo bisogno di camminare in unione con Lui riconoscendo il suo amore costante nella nostra vita. Occorre abbandonare la paura di questa presenza che ci può fare solo bene. E’ il Padre che ci ha dato la vita e ci ama tanto. Una volta che lo accettiamo e smettiamo di pensare la nostra esistenza senza di Lui, scompare l’angoscia della solitudine (cfr Sal 139,7). E se non poniamo più distanze tra noi e Dio e viviamo alla sua presenza, potremo permettergli di esaminare i nostri cuori per vedere se vanno per la retta via (cfr Sal 139,23-24). Così conosceremo la volontà amabile e perfetta del Signore (cfr Rm 12,1-2) e lasceremo che Lui ci plasmi come un vasaio (cfr Is 29,16). […] In Lui veniamo santificati.[…]Il secondo Sinodo di Orange ha insegnato con ferma autorità che nessun essere umano può esigere, meritare o comprare il dono della grazia divina, e che tutto ciò che può cooperare con essa è previamente dono della medesima grazia: «Persino il desiderare di essere puri si attua in noi per infusione e operazione su di noi dello Spirito Santo» […] Solo a partire dal dono di Dio, liberamente accolto e umilmente ricevuto, possiamo cooperare con i nostri sforzi per lasciarci trasformare sempre di più.[…] La prima cosa è appartenere a Dio. Si tratta di offrirci a Lui che ci anticipa, di offrirgli le nostre capacità, il nostro impegno, la nostra lotta contro il male e la nostra creatività, affinché il suo dono gratuito cresca e si sviluppi in noi: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» (Rm 12,1). Del resto, la Chiesa ha sempre insegnato che solo la carità rende possibile la crescita nella vita di grazia, perché «se non avessi la carità, non sarei nulla» (1 Cor 13,2).Ci sono ancora dei cristiani che si impegnano nel seguire un’altra strada: quella della giustificazione mediante le proprie forze, quella dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore. Si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro: l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, la vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche, l’attrazione per le dinamiche di auto-aiuto e di realizzazione autoreferenziale. […]Molte volte, contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. […] Al fine di evitare questo, è bene ricordare spesso che esiste una gerarchia delle virtù, che ci invita a cercare l’essenziale. Il primato appartiene alle virtù teologali, che hanno Dio come oggetto e motivo. E al centro c’è la carità. San Paolo dice che ciò che conta veramente è «la fede che si rende operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6). Siamo chiamati a curare attentamente la carità: «Chi ama l’altro ha adempiuto la Legge [...] pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,8.10). Perché «tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,14). […]Che il Signore liberi la Chiesa dalle nuove forme di gnosticismo e di pelagianesimo che la complicano e la fermano nel suo cammino verso la santità! Queste deviazioni si esprimono in forme diverse, secondo il proprio temperamento e le proprie caratteristiche. Per questo esorto ciascuno a domandarsi e a discernere davanti a Dio in che modo si possano rendere manifeste nella sua vita.

 
 

 

Cari amici AMMP,

L’estate è finalmente arrivata!
Ciò significa che per molti è giunto un tempo di riposo in cui potersi dedicare con più fervore alla vita spirituale. Tra i numerosi ritiri che organizza la nostra Associazione, da due anni vi è anche quello a San Giovanni Rotondo poiché il presidente AMMP Bruno Cavallo ha avuto modo di conoscere e di entrare a far parte de “I servi della sofferenza”, di cui oggi vi parleremo in occasione del ritiro appena concluso nel mese di giugno e di quello prossimo che si terrà dal 22 al 26 agosto.

 

CHI SONO I SERVI DELLA SOFFERENZA? 

 

Parlando de “I servi della sofferenza” ci riferiamo ad una Famiglia Spirituale che è stata fondata dal sacerdote diocesano don Pierino Galeone il quale, seguendo il modello e l’ispirazione di P. Pio da Pietrelcina, ha voluto assumere per sé e per i suoi figli il servizio alla sofferenza come testimonianza di carità nei confronti dei fratelli. Per tutti i membri la sofferenza personale, associata alle sofferenze di Cristo, diviene strumento di sollievo e di redenzione del prossimo. La Famiglia ha cominciato a muovere i primi passi con la consacrazione dell’allora diciassettenne Giorgina Tocci, oggi Madre dell’Istituto, il 16 luglio 1957. L’Associazione “Servi della Sofferenza” comprende uomini e donne, chierici e laici, in una profonda comunione spirituale caratterizzata da uno specifico carisma. Tra questi vi è anche il presidente AMMP Bruno Cavallo.
Dal 25 dicembre 1993 la realtà dei Servi della Sofferenza è anche Istituto Secolare di diritto diocesano.

Infatti, Mons. Benigno Papa, Arcivescovo di Taranto, avendo ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede, ne ha riconosciuto l'originalità  carismatica e l’utilità pastorale.
Parlando di Istituto Secolare di diritto diocesano ci riferiamo ad un istituto di vita consacrata i cui membri, in una forma stabile di vita, professano i consigli evangelici nel mondo: la castità, liberamente scelta per il Regno dei cieli; la povertà, a imitazione di Cristo che, essendo ricco, si è fatto povero per noi; l’obbedienza, in spirito di fede e di amore a Cristo obbediente sino alla morte. Lavorano nel proprio ambiente, inseriti nei vari settori del tessuto sociale, per animare il mondo dello spirito evangelico, con una limpida testimonianza di vita cristiana e professionale, unitamente ad una generosa attività apostolica, impregnata della essenzialità del carisma.
I membri sacerdoti appartengono al presbiterio diocesano e sono soggetti all’autorità del Vescovo.

 

IL FONDATORE:

PADRE PIERINO GALEONE

 

 

 

Fondatore dell’Istituto Secolare Servi della Sofferenza è don Pierino Galeone

Nato a San Giorgio Jonico (TA) il 21 gennaio 1927 da Ciro e Grazia Perrucci, genitori di provata fede cattolica ed assidua pratica religiosa, fu battezzato nella Parrocchia S. Maria del Popolo il 24 aprile dello stesso anno. A cinque anni si accostò alla Prima Comunione e l’11 giugno 1933 ricevette la Cresima.Il sereno clima familiare e la sincera educazione cristiana, nutrita di opere buone e di preghiera, favorirono rapidamente la presa di coscienza della sua vocazione sacerdotale.A dieci anni entrò nel Seminario Arcivescovile Minore di Taranto e a quindici passò a quello Regionale di Molfetta. In questo periodo una grave malattia compromise seriamente la sua presenza in Seminario e modificò inaspettatamente la sua vicenda biografica. In questa difficile situazione, infatti, decise di recarsi nel luglio 1947 a S. Giovanni Rotondo per ottenere dal frate stimmatizzato la guarigione. L’intervento di Padre Pio da Pietrelcina si rivelò decisivo. Il giovane Pierino recuperò repentinamente la salute, confortato dalla promessa del Santo di divenire sacerdote. Il 2 luglio 1950 fu ordinato sacerdote nella Parrocchia Maria SS. Immacolata, a S. Giorgio Jonico. Nel 1952 iniziò il suo ministero pastorale nella Parrocchia S. Maria del Popolo in S. Giorgio Jonico, prima come viceparroco, poi come vicario economo e, quindi, dal 9 ottobre 1955, come parroco. La sua attività apostolica è stata sempre rivolta alla particolare cura delle anime a lui affidate, soprattutto dei giovani, attraverso la direzione spirituale, l’attenzione alle vocazioni sacerdotali, l’assistenza alle organizzazioni laicali, la carità verso gli ammalati e i poveri. In questo contesto apostolico vanno collocate le origini dell’Istituto “Servi della Sofferenza”. Diversi fattori contribuirono alla maturazione del progetto di fondazione di una nuova famiglia spirituale: il ministero della predicazione e della direzione  spirituale verso giovani aperti alla chiamata del Signore, la profonda attrazione verso la spiritualità di Padre Pio, le numerose vocazioni giovanili, segno della benevolenza del Signore, l’incoraggiamento dei propri Vescovi. Tra questi elementi si impose in modo particolare la sua personale ispirazione a compiere tale opera.La spiritualità di don Galeone è simile a quella del suo maestro, Padre Pio da Pietrelcina. La preghiera scandisce costantemente le sue giornate. Grande è la sua devozione alla Madonna, umile e instancabile, porta a tutti il dono della sua parola efficace, per comunicare Cristo tutto intero. Spinto dal suo ardore apostolico, viaggia spesso recandosi anche in nazioni lontane per annunciare la ricchezza e l’efficacia del carisma dei Servi della Sofferenza.

Per altre info il loro sito è: http://www.servidellasofferenza.org/cspp/s2magazine/index1.jsp?idPagina=22

 

COME SI SVOLGONO I RITIRI

 

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Siamo molto grati e contenti dell’accoglienza che ci hanno dimostrato fin da subito nella loro grande famiglia! 

Le giornate sono scandite da Lodi, Vespri, Compieta e Confessioni. Il pranzo e la cena sono momenti comunitari in cui si conoscono  persone nuove e si ritrovano volti conosciuti avendo modo di socializzare e stare in compagnia. Molto profondi ed edificanti i momenti di riflessione di gruppo riguardo alle meditazioni quotidiane di don Pierino Galeone e quelli guidati direttamente dal Padre (quando impossibilitato a recarsi di persona, poiché ormai anziano e con problemi di salute, si collega in videoconferenza). Infine ricordiamo l’Ora di adorazione notturna da mezzanotte all’una.

 

 

 

 

 

ESORTAZIONE APOSTOLICA GAUDETE ET EXSULTATE DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CHIAMATA ALLA SANTITÀ 
NEL MONDO CONTEMPORANEO

RIASSUNTO DEL PRIMO CAPITOLO ESTRATTO DAL TESTO ORIGINALE RICAVATO DAL SITO papa-francesco_esortazione-ap_20180319_gaudete-et-exsultate.html 

LA CHIAMATA ALLA SANTITÀ

[
…] Nella Lettera agli Ebrei si menzionano diversi testimoni che ci incoraggiano a «[correre] con perseveranza nella corsa che ci sta davanti» (12,1) […] e soprattutto siamo invitati a riconoscere che siamo «circondati da una moltitudine di testimoni» (12,1) che ci spronano a non fermarci lungo la strada, ci stimolano a continuare a camminare verso la meta. E tra di loro può esserci la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine (cfr 2 Tm 1,5). Forse la loro vita non è stata sempre perfetta, però, anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore… I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione. Lo attesta il libro dell’Apocalisse quando parla dei martiri che intercedono[…] Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta».[…] Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. […] Lasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri di quel popolo che «partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità».[…] Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia. E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato» […] quello che vorrei ricordare con questa Esortazione è soprattutto la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi, quella chiamata che rivolge anche a te: «Siate santi, perché io sono santo» (Lv 11,44; 1 Pt 1,16). Il Concilio Vaticano II lo ha messo in risalto con forza: «Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e di una tale grandezza, tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste».[…] Questo dovrebbe entusiasmare e incoraggiare ciascuno a dare tutto sé stesso, per crescere verso quel progetto unico e irripetibile che Dio ha voluto per lui o per lei da tutta l’eternità[…]Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali.[…] Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr Gal 5,22-23). Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”. Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità.[…]Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti[…] A volte la vita presenta sfide più grandi e attraverso queste il Signore ci invita a nuove conversioni che permettono alla sua grazia di manifestarsi meglio nella nostra esistenza «allo scopo di farci partecipi della sua santità» (Eb 12,10). Altre volte si tratta soltanto di trovare un modo più perfetto di vivere quello che già facciamo […]. […] la santità è vivere in unione con Lui i misteri della sua vita[….] La contemplazione di questi misteri, come proponeva sant’Ignazio di Loyola, ci orienta a renderli carne nelle nostre scelte e nei nostri atteggiamenti.[…] Perché […]«tutto ciò che Cristo ha vissuto fa sì che noi possiamo viverlo in Lui e che Egli lo viva in noi» […] In definitiva, è Cristo che ama in noi, perché «la santità non è altro che la carità pienamente vissuta» […] Pertanto, «la misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua».[…] Questo è un forte richiamo per tutti noi. Anche tu hai bisogno di concepire la totalità della tua vita come una missione. Prova a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli ti offre. Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare … E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi. […] Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita. Lasciati trasformare, lasciati rinnovare dallo Spirito, affinché ciò sia possibile, e così la tua preziosa missione non andrà perduta[…] Le continue novità degli strumenti tecnologici, l’attrattiva dei viaggi, le innumerevoli offerte di consumo, a volte non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio. Tutto si riempie di parole, di piaceri epidermici e di rumori ad una velocità sempre crescente. Lì non regna la gioia ma l’insoddisfazione di chi non sa per che cosa vive. […] Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere. Dipendere da Lui ci libera dalle schiavitù e ci porta a riconoscere la nostra dignità. Questa realtà si riflette in santa Giuseppina Bakhita, che fu «resa schiava e venduta come tale alla tenera età di sette anni, soffrì molto nelle mani di padroni crudeli. Tuttavia comprese la verità profonda che Dio, e non l’uomo, è il vero padrone di ogni essere umano, di ogni vita umana […] Ogni cristiano, nella misura in cui si santifica, diventa più fecondo per il mondo [.…] Non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia. In fondo, come diceva León Bloy, nella vita «non c’è che una tristezza, […] quella di non essere santi».

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