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Cari amici AMMP,

L’estate è finalmente arrivata!
Ciò significa che per molti è giunto un tempo di riposo in cui potersi dedicare con più fervore alla vita spirituale. Tra i numerosi ritiri che organizza la nostra Associazione, da due anni vi è anche quello a San Giovanni Rotondo poiché il presidente AMMP Bruno Cavallo ha avuto modo di conoscere e di entrare a far parte de “I servi della sofferenza”, di cui oggi vi parleremo in occasione del ritiro appena concluso nel mese di giugno e di quello prossimo che si terrà dal 22 al 26 agosto.

 

CHI SONO I SERVI DELLA SOFFERENZA? 

 

Parlando de “I servi della sofferenza” ci riferiamo ad una Famiglia Spirituale che è stata fondata dal sacerdote diocesano don Pierino Galeone il quale, seguendo il modello e l’ispirazione di P. Pio da Pietrelcina, ha voluto assumere per sé e per i suoi figli il servizio alla sofferenza come testimonianza di carità nei confronti dei fratelli. Per tutti i membri la sofferenza personale, associata alle sofferenze di Cristo, diviene strumento di sollievo e di redenzione del prossimo. La Famiglia ha cominciato a muovere i primi passi con la consacrazione dell’allora diciassettenne Giorgina Tocci, oggi Madre dell’Istituto, il 16 luglio 1957. L’Associazione “Servi della Sofferenza” comprende uomini e donne, chierici e laici, in una profonda comunione spirituale caratterizzata da uno specifico carisma. Tra questi vi è anche il presidente AMMP Bruno Cavallo.
Dal 25 dicembre 1993 la realtà dei Servi della Sofferenza è anche Istituto Secolare di diritto diocesano.

Infatti, Mons. Benigno Papa, Arcivescovo di Taranto, avendo ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede, ne ha riconosciuto l'originalità  carismatica e l’utilità pastorale.
Parlando di Istituto Secolare di diritto diocesano ci riferiamo ad un istituto di vita consacrata i cui membri, in una forma stabile di vita, professano i consigli evangelici nel mondo: la castità, liberamente scelta per il Regno dei cieli; la povertà, a imitazione di Cristo che, essendo ricco, si è fatto povero per noi; l’obbedienza, in spirito di fede e di amore a Cristo obbediente sino alla morte. Lavorano nel proprio ambiente, inseriti nei vari settori del tessuto sociale, per animare il mondo dello spirito evangelico, con una limpida testimonianza di vita cristiana e professionale, unitamente ad una generosa attività apostolica, impregnata della essenzialità del carisma.
I membri sacerdoti appartengono al presbiterio diocesano e sono soggetti all’autorità del Vescovo.

 

IL FONDATORE:

PADRE PIERINO GALEONE

 

 

 

Fondatore dell’Istituto Secolare Servi della Sofferenza è don Pierino Galeone

Nato a San Giorgio Jonico (TA) il 21 gennaio 1927 da Ciro e Grazia Perrucci, genitori di provata fede cattolica ed assidua pratica religiosa, fu battezzato nella Parrocchia S. Maria del Popolo il 24 aprile dello stesso anno. A cinque anni si accostò alla Prima Comunione e l’11 giugno 1933 ricevette la Cresima.Il sereno clima familiare e la sincera educazione cristiana, nutrita di opere buone e di preghiera, favorirono rapidamente la presa di coscienza della sua vocazione sacerdotale.A dieci anni entrò nel Seminario Arcivescovile Minore di Taranto e a quindici passò a quello Regionale di Molfetta. In questo periodo una grave malattia compromise seriamente la sua presenza in Seminario e modificò inaspettatamente la sua vicenda biografica. In questa difficile situazione, infatti, decise di recarsi nel luglio 1947 a S. Giovanni Rotondo per ottenere dal frate stimmatizzato la guarigione. L’intervento di Padre Pio da Pietrelcina si rivelò decisivo. Il giovane Pierino recuperò repentinamente la salute, confortato dalla promessa del Santo di divenire sacerdote. Il 2 luglio 1950 fu ordinato sacerdote nella Parrocchia Maria SS. Immacolata, a S. Giorgio Jonico. Nel 1952 iniziò il suo ministero pastorale nella Parrocchia S. Maria del Popolo in S. Giorgio Jonico, prima come viceparroco, poi come vicario economo e, quindi, dal 9 ottobre 1955, come parroco. La sua attività apostolica è stata sempre rivolta alla particolare cura delle anime a lui affidate, soprattutto dei giovani, attraverso la direzione spirituale, l’attenzione alle vocazioni sacerdotali, l’assistenza alle organizzazioni laicali, la carità verso gli ammalati e i poveri. In questo contesto apostolico vanno collocate le origini dell’Istituto “Servi della Sofferenza”. Diversi fattori contribuirono alla maturazione del progetto di fondazione di una nuova famiglia spirituale: il ministero della predicazione e della direzione  spirituale verso giovani aperti alla chiamata del Signore, la profonda attrazione verso la spiritualità di Padre Pio, le numerose vocazioni giovanili, segno della benevolenza del Signore, l’incoraggiamento dei propri Vescovi. Tra questi elementi si impose in modo particolare la sua personale ispirazione a compiere tale opera.La spiritualità di don Galeone è simile a quella del suo maestro, Padre Pio da Pietrelcina. La preghiera scandisce costantemente le sue giornate. Grande è la sua devozione alla Madonna, umile e instancabile, porta a tutti il dono della sua parola efficace, per comunicare Cristo tutto intero. Spinto dal suo ardore apostolico, viaggia spesso recandosi anche in nazioni lontane per annunciare la ricchezza e l’efficacia del carisma dei Servi della Sofferenza.

Per altre info il loro sito è: http://www.servidellasofferenza.org/cspp/s2magazine/index1.jsp?idPagina=22

 

COME SI SVOLGONO I RITIRI

 

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Siamo molto grati e contenti dell’accoglienza che ci hanno dimostrato fin da subito nella loro grande famiglia! 

Le giornate sono scandite da Lodi, Vespri, Compieta e Confessioni. Il pranzo e la cena sono momenti comunitari in cui si conoscono  persone nuove e si ritrovano volti conosciuti avendo modo di socializzare e stare in compagnia. Molto profondi ed edificanti i momenti di riflessione di gruppo riguardo alle meditazioni quotidiane di don Pierino Galeone e quelli guidati direttamente dal Padre (quando impossibilitato a recarsi di persona, poiché ormai anziano e con problemi di salute, si collega in videoconferenza). Infine ricordiamo l’Ora di adorazione notturna da mezzanotte all’una.

 

 

 

 

 

ESORTAZIONE APOSTOLICA GAUDETE ET EXSULTATE DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CHIAMATA ALLA SANTITÀ 
NEL MONDO CONTEMPORANEO

RIASSUNTO DEL PRIMO CAPITOLO ESTRATTO DAL TESTO ORIGINALE RICAVATO DAL SITO papa-francesco_esortazione-ap_20180319_gaudete-et-exsultate.html 

LA CHIAMATA ALLA SANTITÀ

[
…] Nella Lettera agli Ebrei si menzionano diversi testimoni che ci incoraggiano a «[correre] con perseveranza nella corsa che ci sta davanti» (12,1) […] e soprattutto siamo invitati a riconoscere che siamo «circondati da una moltitudine di testimoni» (12,1) che ci spronano a non fermarci lungo la strada, ci stimolano a continuare a camminare verso la meta. E tra di loro può esserci la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine (cfr 2 Tm 1,5). Forse la loro vita non è stata sempre perfetta, però, anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore… I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione. Lo attesta il libro dell’Apocalisse quando parla dei martiri che intercedono[…] Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta».[…] Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. […] Lasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri di quel popolo che «partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità».[…] Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia. E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato» […] quello che vorrei ricordare con questa Esortazione è soprattutto la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi, quella chiamata che rivolge anche a te: «Siate santi, perché io sono santo» (Lv 11,44; 1 Pt 1,16). Il Concilio Vaticano II lo ha messo in risalto con forza: «Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e di una tale grandezza, tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste».[…] Questo dovrebbe entusiasmare e incoraggiare ciascuno a dare tutto sé stesso, per crescere verso quel progetto unico e irripetibile che Dio ha voluto per lui o per lei da tutta l’eternità[…]Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali.[…] Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr Gal 5,22-23). Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”. Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità.[…]Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti[…] A volte la vita presenta sfide più grandi e attraverso queste il Signore ci invita a nuove conversioni che permettono alla sua grazia di manifestarsi meglio nella nostra esistenza «allo scopo di farci partecipi della sua santità» (Eb 12,10). Altre volte si tratta soltanto di trovare un modo più perfetto di vivere quello che già facciamo […]. […] la santità è vivere in unione con Lui i misteri della sua vita[….] La contemplazione di questi misteri, come proponeva sant’Ignazio di Loyola, ci orienta a renderli carne nelle nostre scelte e nei nostri atteggiamenti.[…] Perché […]«tutto ciò che Cristo ha vissuto fa sì che noi possiamo viverlo in Lui e che Egli lo viva in noi» […] In definitiva, è Cristo che ama in noi, perché «la santità non è altro che la carità pienamente vissuta» […] Pertanto, «la misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua».[…] Questo è un forte richiamo per tutti noi. Anche tu hai bisogno di concepire la totalità della tua vita come una missione. Prova a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli ti offre. Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare … E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi. […] Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita. Lasciati trasformare, lasciati rinnovare dallo Spirito, affinché ciò sia possibile, e così la tua preziosa missione non andrà perduta[…] Le continue novità degli strumenti tecnologici, l’attrattiva dei viaggi, le innumerevoli offerte di consumo, a volte non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio. Tutto si riempie di parole, di piaceri epidermici e di rumori ad una velocità sempre crescente. Lì non regna la gioia ma l’insoddisfazione di chi non sa per che cosa vive. […] Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere. Dipendere da Lui ci libera dalle schiavitù e ci porta a riconoscere la nostra dignità. Questa realtà si riflette in santa Giuseppina Bakhita, che fu «resa schiava e venduta come tale alla tenera età di sette anni, soffrì molto nelle mani di padroni crudeli. Tuttavia comprese la verità profonda che Dio, e non l’uomo, è il vero padrone di ogni essere umano, di ogni vita umana […] Ogni cristiano, nella misura in cui si santifica, diventa più fecondo per il mondo [.…] Non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia. In fondo, come diceva León Bloy, nella vita «non c’è che una tristezza, […] quella di non essere santi».

 

CARI AMICI AMMP,

Un gruppo di volontari di alcune sedi operative della nostra Associazione,  sta seguendo il percorso spirituale della Divina Volontà di Luisa Piccarreta per cui vogliamo condividere con voi alcune informazioni al riguardo.
 

LUISA PICCARRETA
la piccola figlia della Divina Volontà( tratto da https://www.ladivinavolonta.it/chi-è-luisa-piccarreta-e-qual-è-il-suo-messaggio/chi-è-luisa-piccarreta-la-piccola-figlia-della-divina-volontà/ )


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La Serva di Dio, Luisa Piccarreta nacque nella città di Corato nella provincia di Bari, Italia, la mattina del 23 aprile 1865, domenica "In Albis" (attuale festa della Divina Misericordia), e lo stesso giorno fu battezzata; visse sempre lì e morì in concetto di santità il 4 marzo 1947. Nacque dalla signora Rosa Tarantino e dal signor Vito Nicola Piccarreta, lavoratore di una tenuta della famiglia Mastrorilli. La piccola Luisa, la quarta di cinque figlie, era di temperamento timido, pauroso; ciò nonostante, era anche vivace ed allegra. La domenica "in Albis" del 1874, a nove anni, ricevette la Prima Comunione e lo stesso giorno il Sacramento della Cresima. Già da piccola mostrava una forte inclinazione a dedicare lunghi periodi di tempo per la meditazione e preghiera, avendo come elementi fondamentali della sua vita interiore un acceso amore a Gesù sofferente nella sua Passione e prigioniero di amore nell'Eucaristia, ed una matura e solida devozione alla Santissima Vergine Maria. I suoi genitori non prestarono attenzione a queste inclinazioni, fino a che cominciò a manifestarsi nella loro figlia una misteriosa malattia che la obbligava a rimanere a letto. I medici non trovandone la causa e non potendo darne una diagnosi, suggerirono la visita di un sacerdote. Rimasero attoniti quando al segno della croce Luisa ritornò nel suo "solito stato", come lei stessa lo avrebbe chiamato dopo anni nei suoi scritti. Attorno ai diciotto anni, mentre lavorava nella sua stanza, mentre faceva la meditazione sulla Passione di Gesù, sentì il suo cuore oppresso e che le mancava il respiro, spaventata, uscì sul balcone e da lì vide che la strada era piena di persone che spingevano Gesù che stava portando la croce. Allora Gesù, sofferente ed insanguinato, alzò gli occhi verso di lei pronunciando queste parole: "Anima, aiutami!". Luisa entrò nella sua abitazione con il cuore dilaniato dal dolore e, piangendo, gli ha detto: « Quanto soffri, o mio buon Gesù! Potessi io almeno aiutarti e liberarti da quei lupi rabbiosi, o almeno soffrire io le tue pene, i tuoi dolori e le tue fatiche, in vece tua, per darti così il più grande sollievo! Ah, mio Bene!, fa' che anche io soffra, perché non è giusto che tu debba soffrire tanto per amore mio e che io, peccatrice, stia senza soffrire nulla per te. » E da quel momento ripetendo sempre il suo Fiat, diventarono sempre più frequenti i periodi trascorsi nel letto fino alla completa immobilità per 62 anni. In questa "piccola prigione" Gesù le fece conoscere il gran desiderio del suo Cuore: che l'uomo viva nella sua Volontà, affinché ritorni all'ordine, al posto e allo scopo per cui fu creato da Dio; questo è ciò che Egli stesso ci insegnò a chiedere nel Padre Nostro: "Sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra". Così depositò in lei le sue meravigliose Verità, affinché a sua volta, come "araldo" del Regno, depositaria e segretaria dei tesori della Divina Volontà, facesse conoscere il decreto eterno della venuta del suo Regno nella Chiesa e nel mondo intero. [...]
 

IL MESE DI MAGGIO:  MESE DI MARIA 

Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’ “alleluia”, dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello “naturale” e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria.
Ella, in effetti, è il  fiore più bello sbocciato dalla creazione, la “rosa” apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito.”

(S.S. Benedetto XVI - Regina Coeli, 9 maggio 2010)


LA VERGINE MARIA NEL REGNO DELLA DIVINA VOLONTA’

Luisa Piccarreta

Appello materno della Regina del Cielo

“Figlia carissima, sento l'irresistibile bisogno di scendere dal cielo, per farti le mie visite materne; se tu mi assicurerai il tuo amore figliale, la tua fedeltà, io rimarrò sempre con te nell'anima tua, per esserti maestra, modello, esempio e Madre tenerissima.Io vengo per invitarti ad entrare nel Regno della tua Mamma, nel Regno cioè della Divina Volontà, e busso alla porta del tuo cuore perché tu mi apra. Sai? Con le mie stesse mani ti reco in dono questo libro: te l'offro con premura materna, perché tu a tua volta, leggendolo, impari a vivere di cielo e non più di terra.

Questo libro è d'oro, figlia mia; esso formerà la tua fortuna spirituale (e) la tua felicità anche terrena. In esso troverai la sorgente di tutti i beni: se sei debole acquisterai la forza; se sei tentata acquisterai la vittoria; se sei caduta nella colpa, incontrerai la mano pietosa e potente che ti rialzerà; se ti senti afflitta, troverai il conforto; se fredda, il mezzo sicuro per riscaldarti; se affamata, gusterai il cibo prelibato della Divina Volontà. Con esso non ti mancherà nulla; non sarai più sola, poiché la tua Mamma ti farà dolce compagnia e con ogni sua cura materna prenderà l'impegno di farti felice. Io, l'Imperatrice celeste, penserò a tutti i tuoi bisogni, purché tu acconsenta di vivere unita a me.

Se tu conoscessi le mie ansie, i miei sospiri ardenti, ed anche le lacrime che verso per i figli miei.! Se tu sapessi come io arda dal desiderio che tu ascolti le mie lezioni tutte di cielo ed impari a vivere di Volontà Divina.!

In questo libro tu vedrai meraviglie: troverai una mamma che ti ama talmente, da sacrificare il suo diletto Figlio per te, onde poterti far vivere di quella medesima Vita di cui ella stessa visse sulla terra.

Deh, non darmi questo dolore, non respingermi; accetta questo dono del cielo che ti reco; accogli la mia visita, le mie lezioni. Sappi che io percorrerò tutto il mondo, andrò da ciascun individuo, in tutte le famiglie, nelle comunità religiose, in ogni nazione, presso tutti i popoli, e se occorrerà girerò per secoli interi, sino a quando non avrò formato come Regina il mio popolo, (e) come madre i figli miei, i quali conoscano e facciano regnare ovunque la Divina Volontà.

Eccoti spiegato lo scopo di questo libro. Coloro che lo accoglieranno con amore saranno i primi fortunati figli che apparterranno al Regno del Fiat divino, ed io a caratteri d'oro scriverò i loro nomi nel mio materno cuore.

Vedi, figlia mia? Quello stesso amore infinito di Dio, che nella Redenzione volle servirsi di me per far scendere il Verbo Eterno sulla terra, mi chiama un'altra volta in campo e mi affida l'arduo compito, il sublime mandato di formare sulla terra i figli del Regno della sua Divina Volontà. Maternamente premurosa mi metto quindi all'opera, e ti preparo la via che ti dovrà condurre a questo felice Regno.

A tale scopo ti darò sublimi e celesti lezioni, ed infine t'insegnerò speciali e nuove preghiere, mediante le quali impegnerai il cielo, il sole, la creazione, la mia stessa Vita e quella del Figlio mio, (e) tutti gli atti dei santi, affinché a nome tuo essi impetrino il Regno adorabile del Voler Divino. Queste preghiere sono le più potenti, perché compromettono lo stesso operato divino. Per mezzo loro Dio si sentirà disarmato e vinto dalla creatura; forte di questo sussidio tu affretterai l'avvento del suo Regno felicissimo, e con me otterrai che la Divina Volontà si faccia come in cielo così in terra, secondo il desiderio del Maestro divino.

Coraggio, figlia mia; fammi contenta ed io ti benedirò.”

Preghiere alla Celeste Regina, per ogni giorno del mese di Maggio :

http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/la%20vergine%20maria%20nel%20regno%20della%20divina%20volonta.htm 

 

 

 

 

Messaggio di Papa Francesco per la Santa Pasqua 2018

 

 

 

Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua!

Gesù è risorto dai morti.

Risuona nella Chiesa in tutto il mondo questo annuncio, insieme con il canto dell’Alleluia: Gesù è il Signore, il Padre lo ha risuscitato ed Egli è vivo per sempre in mezzo a noi.

Gesù stesso aveva preannunciato la sua morte e risurrezione con l’immagine del chicco di grano. Diceva: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Ecco, proprio questo è accaduto: Gesù, il chicco di grano seminato da Dio nei solchi della terra, è morto ucciso dal peccato del mondo, è rimasto due giorni nel sepolcro; ma in quella sua morte era contenuta tutta la potenza dell’amore di Dio, che si è sprigionata e si è manifestata il terzo giorno, quello che oggi celebriamo: la Pasqua di Cristo Signore.

Noi cristiani crediamo e sappiamo che la risurrezione di Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude. È la forza del chicco di grano, quella dell’amore che si abbassa e si dona fino alla fine, e che davvero rinnova il mondo. Questa forza porta frutto anche oggi nei solchi della nostra storia, segnata da tante ingiustizie e violenze. Porta frutti di speranza e di dignità dove ci sono miseria ed esclusione, dove c’è fame e manca il lavoro, in mezzo ai profughi e ai rifugiati – tante volte respinti dall’attuale cultura dello scarto –, alle vittime del narcotraffico, della tratta di persone e delle schiavitù dei nostri tempi.

E noi oggi domandiamo frutti di pace per il mondo intero, a cominciare dall’amata e martoriata Siria, la cui popolazione è stremata da una guerra che non vede fine. In questa Pasqua, la luce di Cristo Risorto illumini le coscienze di tutti i responsabili politici e militari, affinché si ponga termine immediatamente allo sterminio in corso, si rispetti il diritto umanitario e si provveda ad agevolare l’accesso agli aiuti di cui questi nostri fratelli e sorelle hanno urgente bisogno […]

Frutti di riconciliazione invochiamo per la Terra Santa, anche in questi ferita da conflitti aperti che non risparmiano gli inermi, per lo Yemen e per tutto il Medio Oriente, affinché il dialogo e il rispetto reciproco prevalgano sulle divisioni e sulla violenza. Possano i nostri fratelli in Cristo, che non di rado subiscono soprusi e persecuzioni, essere testimoni luminosi del Risorto e della vittoria del bene sul male.

Frutti di speranza supplichiamo in questo giorno per quanti anelano a una vita più dignitosa, soprattutto in quelle parti del continente africano travagliate dalla fame, da conflitti endemici e dal terrorismo. La pace del Risorto risani le ferite nel Sud Sudan: apra i cuori al dialogo e alla comprensione reciproca. Non dimentichiamo le vittime di quel conflitto, soprattutto i bambini! Non manchi la solidarietà per le molte persone costrette ad abbandonare le proprie terre e private del minimo necessario per vivere.

Frutti di dialogo imploriamo per la penisola coreana […] Frutti di pace chiediamo per l’Ucraina […] Frutti di consolazione supplichiamo per il popolo venezuelano […]Possa, per la forza della Risurrezione del Signore Gesù, trovare la via giusta, pacifica e umana per uscire al più presto dalla crisi politica e umanitaria che lo attanaglia, e non manchino accoglienza e assistenza a quanti tra i suoi figli sono costretti ad abbandonare la loro patria.

Frutti di vita nuova Cristo Risorto porti per i bambini che, a causa delle guerre e della fame, crescono senza speranza, privi di educazione e di assistenza sanitaria; e anche per gli anziani scartati dalla cultura egoistica, che mette da parte chi non è “produttivo”.

Frutti di saggezza invochiamo per coloro che in tutto il mondo hanno responsabilità politiche, perché rispettino sempre la dignità umana, si adoperino con dedizione a servizio del bene comune e assicurino sviluppo e sicurezza ai propri cittadini.

 La morte, la solitudine e la paura non sono più l’ultima parola. C’è una parola che va oltre e che solo Dio può pronunciare: è la parola della Risurrezione (cfr Giovanni Paolo II, Parole al termine della Via Crucis, 18 aprile 2003). Con la forza dell’amore di Dio, essa «sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti, dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace» (Preconio Pasquale).

Buona Pasqua a tutti!


 MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2018                                                      

(sintesi)

Cari fratelli e sorelle,

ancora una volta ci viene incontro la Pasqua del Signore! Per prepararci ad essa la Provvidenza di Dio ci offre ogni anno la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione» che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita.

«Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12)

[…]Questa frase dal Vangelo di Matteo  si trova nel discorso che riguarda la fine dei tempi e che è ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio dove avrà inizio la passione del Signore. Rispondendo a una domanda dei discepoli, Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo.

[…] Domandiamoci: quali forme assumono i falsi profeti?

Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!

Altri falsi profeti sono quei “ciarlatani” che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti ancora sono irretiti in una vita completamente virtuale, in cui i rapporti sembrano più semplici e veloci per rivelarsi poi drammaticamente privi di senso! Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare. E’ l’inganno della vanità, che ci porta a fare la figura dei pavoni… per cadere poi nel ridicolo; e dal ridicolo non si torna indietro. Non fa meraviglia: da sempre il demonio, che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44), presenta il male come bene e il falso come vero, per confondere il cuore dell’uomo. Ognuno di noi, perciò, è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene.

[…]Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio; egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?

Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti. Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese.

Anche il creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità: la terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse; i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate; i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte.

L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità e […]i segni più evidenti di questa mancanza di amore […] sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario.

Cosa fare?

Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno.

Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita.

L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita! Come vorrei che, in quanto cristiani, seguissimo l’esempio degli Apostoli e vedessimo nella possibilità di condividere con gli altri i nostri beni una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa. A questo proposito faccio mia l’esortazione di san Paolo, quando invitava i Corinti alla colletta per la comunità di Gerusalemme: «Si tratta di cosa vantaggiosa per voi» (2 Cor 8,10). Questo vale in modo speciale nella Quaresima, durante la quale molti organismi raccolgono collette a favore di Chiese e popolazioni in difficoltà. Ma come vorrei che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede un aiuto, noi pensassimo che lì c’è un appello della divina Provvidenza: ogni elemosina è un’occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se Egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità?
Il digiuno, infine, toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita. Da una parte, ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio. Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame.

[…]

Invito soprattutto i membri della Chiesa a intraprendere con zelo il cammino della Quaresima, sorretti dall’elemosina, dal digiuno e dalla preghiera. Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare.

Una occasione propizia sarà anche quest’anno l’iniziativa “24 ore per il Signore”[…] Nel 2018 essa si svolgerà venerdì 9 e sabato 10 marzo, ispirandosi alle parole del Salmo 130,4: «Presso di te è il perdono». In ogni diocesi, almeno una chiesa rimarrà aperta per 24 ore consecutive, offrendo la possibilità della preghiera di adorazione e della Confessione sacramentale.

Nella notte di Pasqua rivivremo il suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale: attinta dal “fuoco nuovo”, la luce a poco a poco scaccerà il buio e rischiarerà l’assemblea liturgica. «La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito», affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità.

Vi benedico di cuore e prego per voi. Non dimenticatevi di pregare per me. 

Appuntamenti

Mer Ago 01 @08:00
Festival dei Giovani a Medjugorje
Sant'Angelo Lodigiano
Mer Ago 22 @08:00
Ritiro dei "Servi della Sofferenza" a San Giovanni Rotondo
Appuntamenti Ammp
Ven Ago 24 @08:00
Pellegrinaggio a Medjugorje -sede di Buronzo
Appuntamenti Ammp
Lun Ago 27 @08:00
Pellegrinaggio in Terra Santa e Giordania
Appuntamenti Ammp
Sab Set 01 @08:00
RITIRO SPIRITUALE SUL "DIVIN VOLERE" -sede di Buronzo
Appuntamenti Ammp

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